lunedì 2 giugno 2008

L' Osservatorio Ornitologico Toscano e la sua storia

La migrazione degli uccelli che percorrono due volte l’anno, in primavera e in autunno, migliaia di chilometri per andare a riprodursi al nord e quindi tornare a svernare al sud, è un fenomeno che ha sempre affascinato fin dai tempi più antichi l’uomo che, appena ne ha avuto la possibilità e gli strumenti, si è adoperato al meglio per studiare tale fenomeno. Per questo sono nati gli osservatori ornitologici.
L’inanellamento è stato ed è tuttora il metodo principale per lo studio delle migrazioni degli uccelli.
Consiste nell’applicare un contrassegno metallico, solitamente in alluminio, alla zampa del volatile; tale contrassegno porta inciso il nome della stazione ornitologica che ha effettuato l’inanellamento
ed un numero progressivo che permetterà poi di ritrovare, sui registri della stazione, i dati relativi al giorno dell’inanellamento, alla specie, al sesso dell’uccello e alla località del rilascio in libertà.
In questo modo è possibile conoscere le rotte migratorie quando alcuni uccelli inanellati vengono catturati dai cacciatori i quali, attraverso le loro organizzazioni, segnalano luogo di cattura e dati dell’anello.
I primi esperimenti al riguardo risalgono al 1899 per iniziativa dell’ornitologo danese Mortensen.
In seguito sorsero gli osservatori ornitologici in particolare nell’Europa settentrionale, fra i primi quelli di Rossitten (Germania), di Budapest (Ungheria), dell’isola di Helgoland (Germania), poi si moltiplicarono in tutta Europa e nell’America del Nord.
In Italia i primi esperimenti scientifici si ebbero nel 1928 , ma in seguito gli osservatori ornitologici italiani divennero tra i più attivi in Europa. Il primo a sorgere, e per molti anni il più noto, fu l’Osservatorio del Garda (Salò BS); sorsero in seguito quello di Castelfusano (Roma), quello di Ancona, quello di Genova e infine nel 1933 quello di Pisa.
Il suo fondatore, il prof Francesco Caterini, lo chiamò inizialmente Osservatorio Ornitologico di Pisa perché l’attività e quindi le catture degli uccelli da contrassegnare avvenivano esclusivamente in provincia di Pisa. Nel dopoguerra il nome cambiò in Osservatorio Ornitologico Toscano perché le catture avvenivano tramite vari collaboratori anche in altre province toscane.
Dal 1933 tale osservatorio ha sempre svolto il suo compito. La passione del suo fondatore per tale lavoro scientifico era immensa e ha sempre trovato collaboratori validissimi che lo hanno assecondato con entusiasmo. Il primo tenditore con le reti è stato Ivo Zannini, figura eccezionale di cacciatore/tenditore, forse tra i più esperti del pisano. Questi trasmise la sua arte ad Alvaro Conticini che ha seguitato fino ai suoi ultimi giorni di vita a catturare ed inanellare uccelli.
Il prof. Caterini è stato coadiuvato negli ultimi anni della sua vita nella direzione dell’osservatorio dal figlio prof. Antonio, che ne ha preso il posto dopo la sua morte avvenuta nel 1980. Egli ha portato avanti il lavoro del padre con la stessa passione e competenza fino alla sua prematura scomparsa, avvenuta a soli 49 anni nel 1992.
Tutto il lavoro fin qui svolto dai Caterini padre e figlio non è andato però perduto perché l’osservatorio ha seguitato la sua attività, aggiornandola con le tecniche di cattura più moderne, grazie all’interessamento e alla passione di Riccardo Gambogi, che è stato il principale promotore della creazione della sede dell’Osservatorio Ornitologico Toscano Francesco Caterini qui in San Rossore.
Paolo Caterini

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